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Itinerari

Una gita sulle Madonie e sull'Etna

Antonio De Gregorio, naturalista illuminato, nacque a Messina il 27 giugno 1855, condusse per proprio conto ricerche scientifiche, nei campi della paleontologia, geologia, fisica, zoologia e meteorologia. Uomo di vasta cultura e agiatissimo, conosceva alcune lingue straniere ed era assai dotato musicalmente. Dal 1879 al 1881 insegnò gratuitamente scienze naturali, fisiche e chimiche nell'istituto normale femminile "Withaker". Andava intanto costituendo un ricchissimo museo paleontologico con collezioni siciliane, venete, americane (provenienti dall'Alabama) ed una fornitissima libreria scientifica. La collezione paleontologica, per disposizione testamentaria, fu poi donata al Museo geologico dell'università di Palermo.

Di seguito si propone un estratto dell’opera “Una gita sulle Madonie e sull’Etna”, per ricevere gratuitamente via e-mail l’intero lavoro contattare info@antipodes.it

Finalmente il giorno aspettato era giunto! Al sussulto del treno, al sibilo del vapore, tripudiava il nostro cuore come quello di un figlio, che dopo lungo pellegrinaggio ritorna nel caro nido della casa. Era la nostra grande madre, era la natura che ci attendeva nel suo fido grembo a risollevare lo spirito affranto col suo alito di vita!

I boschi di aranci e di ulivi, i pingui orti, gli opimi frutteti, le geniali vigne, che traversa la ferrata da Palermo a Termini, spariscono come per incanto. — A Cerda, lasciando il treno, proseguiamo in vettura internandoci sempre più negli sconfinati latifondi, domini di Cerere.

Qua e là biondeggia ancora qualche campo di grano. L'occhio vi si tuffa con un senso gradito di conforto e di esuberanza come nel seno d'una giovane montanara, che tutta giocondità e salute poppa un rubizzo e vago neonato. — Che tesori di spighe! Che opulenza di raccolti !

Il frumento mietuto si ammucchia in cataste, si stringe in covoni, si versa nelle aie; dove fra canti lunghi e mesti, in cui è trasfusa tanta profondità di sentimento, si trebbia. L'allegria non traspira quasi mai dal canto popolare siciliano. Si direbbe che è una sola nota del suo cuore quella che vibra. Vi si sente il sussurro d'una voce immensamente cara perduta nel buio degli anni; una leggenda antica d'amore; un bacio di due amanti da lungo tempo divisi.

Di trebbiatrici non sene fa uso: sono ordinariamente i muli che ne fanno le veci; i contadini li animano con ritornelli particolari. Anche ciò ha una grande ragione nelle difficili viabilità, nella scarsezza della legna, nell'uso di dare i terreni in fitto a gran numero di coloni, ciascuno dei quali possiede per uso proprio qualche animale da soma.

A quando a quando fa capolino qualche graziosa spigolatrice con una vaga pezzuola in testa, e con le maniche rimboccate, che lasciano vedere un bel paio di braccia fresche e robuste che è un piacere. Di case coloniche non se ne vede che assai di rado. Sono sconfinate pianure deserte che hanno in mezzo una grande masseria. I contadini, che non abitano in essa, stanno raccolti nei villaggi.