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Itinerari

Lettera di Filippo Sassetti dall’India (1584)

A Ferdinando dei Medici
Firenze
Cochin, gennaio 1584
 
Illustrissimo e reverendissimo Monsignore. Noi ci partimmo di Lisbona agli 8 d'aprile passato, cinque navi in compagnia per questa costa d'India e avanti che noi fossimo all'isola di Canaria, ci eravamo tutti perduti di vista. L'altre quattro navi con buon consiglio andarono al loro cammino e passando l'equinoziale a' tempi debiti, vennero in breve al Capo di Buonasperanza e di quivi a Mozambique, dove riposatosi la gente a suo piacere e tornatasi a 'mbarcare, venne a pigliar porto nella barra di Goa a' 20 di settembre, conforme all'ordinario. Il nostro piloto, con diverso consiglio, per fuggire l'inconveniente de l'anno passato, che dette in certe secche nella costa del Verzino donde e' tornò a dietro, si tenne tanto nella parte contraria di Guinea, che non potette uscire di quelle calme se non molto tardi, avendo portato gran pericolo che non c'intervenisse il medesimo che l'anno passato.

Passammo pure finalmente l'equinoziale a' 12 di giugno e di poi il Capo di Buonasperanza a' 15 d'agosto e, pigliando il camino fuori de l'isola di San Lorenzo, per esser già tardi a andar per dentro, stemmo perduti sopra certi bassi che le sono al dirimpetto detti i Garagiai: ma, uscitine, venimmo al nostro camino e vedemmo questa tanto desiderata terra a' 9 di novembre, e demmo fondo in questa barra di Coccino. Iddio lodato, che ci fece salvi! Per il viaggio non vedemmo cosa nuova degna di scriversi, se non questa: che in Guinea pigliammo pesci grandissimi (chiamanli i portoghesi albocore, e sono una spezie di tonno) con i lacci, senz'altra esca, non ostante che fossero veloci come saette; e quasi che l'arte si volesse ristorare, nell'altura del Capo di Buonasperanza pigliammo certi uccelli molto grandi con gli ami. In terra si rappresentarono alla vista tutte cose nuove, sì quanto alle piante come degli animali e degli uomini. Le piante sono in tutto diferenti dalle nostre, né per simili tudine se ne può dar cognizione. La costa è tutta vestita di palme di queste che fanno i cocchi, e d'altre che fanno un frutto che domandono arecca, che questi negri mangiano col betle; Gli altri frutti sono molti e di varia figura; e 'l mandar quest'anno semi o altre mostre d'essi non ha auto luogo, perché sono venuti tardi, e a questa scala priva d'ogni comodità per simili gentilezze non ho potuto far nessuna diligenza in questa parte. Ma spero di emendar la falta l'anno prossimo, perché, andando a Goa doppo la spedizione di queste navi, potrò provvedermi con più comodo di tutte queste novità.

Di animali nuovi domestici, abbiamo qua gli elefanti a dismisura, i quali servono a discaricare e caricare le barche in questa riviera. Levano, sospendendola ad uno de' mascellari con una corda, una botte di dodici barili con quella facilità che un uomo porterebbe un peso di quattro o sei libbre. Strascicano pel medesimo modo un legno che quattro para de' nostri buoi non potrebbero; con esso dicono che un solo vara una galera e la tira in secco. Sono docili e obedienti a chi li governa, come di loro si dice. Vendonsi a misura per la lunghezza a cento duca ti d'oro il covodo," e costerà uno mille e milleduecento scudi, conforme a che san grandi. Questi che sono qui sono tanto alti che il naire che vi va sopra pare ben piccolino. Buoi e bufali ci sono in molta quantità, ma piccolini; e qui nella terra servono qualcuno a carrettar al modo nostro, ma per la terra a dentro alla foresta non hanno altro uso che portare la soma come gli asini o' muli, e vanno per questa terra portando pepe o riso o che altro di bisogno, a numero di otto e diecimila per volta. Alla foresta, per quanto io ho potuto intendere e parte vedere, che gli portano a vendere qui, sono tutte le sorte di salvaggiumi che tra noi: pernici, ma differenti dalle nostre, ché queste sono piccole e di penne più scure delle nostre starne, e hanno su per gamba tre sproni pungenti, come spina d'una marrucca; galline salvatiche e galli piccoli e quasi col medesimo colore nella penna delle starne o pernici dette di sopra; pagani salvatici ci sono, e di tutte queste sorte d'uccelli portano a vendere; lepre, cervi, capri, cignali, e qualche coniglio, ma non molti. Sonci dipoi lonze e tigri, di fiere brave, in tanto che non è molto sicuro andare per la foresta. Pesci di nuova figura qui non ne ho veduti. Sono per questo l'io, detto Mangate, de' coccodrilli, che qui domandano lagarti e ne fanno per tutti questi rii della costa e per tutti gli altri dell'Asia e dell'Africa, ancora che forse sono stati creduti propri del fiume Nilo. Gli abitatori di tutta la costa sono una gran parte forestieri, giudei, mori, bragmeni. I mori in molti luoghi si sono fatti signori assoluti, e particularmente dove i portoghesi non hanno potuto usare la forza. I giudei sono qui gente abietta, come in tutte le altre parti, ma non sono angariati da' gentili, come da mori e da' turchi in Barberia e 'n Costantinopoli.

I bragmeni (…) seguono la dottrina di Pittagora quanto al vivere, perché non mangiano di nessuna cosa che abbia senso, né sofferiscono di ammazzare una formica né una serpe; e se veggono un cristiano che ammazzi una gallina o un colombo, lo comperano per darli il volo. (…) Portono un filo in tre doppi ad armacollo, che domandono linea, la quale e' ricevono dal lor prelato di età di dieci anni, nella qual consiste il principio della religione loro non altrimenti che nel battesimo consista la nostra, e per quella fanno i lor giuramenti forti. E se, per caso, alcun cristiano o moro o altri chi sia, gliele rompe, è il diavolo, ché gli bisogna andar dal suo prelato e far grandissimi digiuni, perch'ella gli sia resa. Hanno certi loro pagodi, i quali venerono come santi (e' sono i loro idoli), referendo a Dio principalmente ogni cosa sì delle naturali come delle volontarie, nelle quali mi pare che mescolino un poco di necessità e di destino. Sono gente sottilissima quanto i giudei o più, (…) e non portono stecco d'arme, se non un coltelluccio senza punta. Gridano fra loro fortissimamente, e 'l più più fanno alle pugna. Questa è quella gente, le mogli de' quali, quando muore il marito, s'abruciano col corpo del medesimo marito, ancora che i portoghesi nelle lor terre non lo permettano.

I naturali di questa costa, detti nairi sono essi ancora gentili; nel mangiare meno superstiziosi de' bragmeni, ché non rifiutano carne e pesce; ma non mangiano già d'ogni carne, perché non ammazzerebbono una vacca a pena di essere tenuti scelerati. Sono gente mirabile, che vivono di betle e arecca, facendo tutto giorno un verso di biasciar quest'erba, impiastratovi sopra un poco di gesso che domandano ciunamé. Mangiano un poco di riso, burro e latte, ma questo è quando fanno banchetti. Questi anch'essi hanno lor pagodi e loro idoli, ma come sono gente poco conversabili, non ho potuto intendere particulari de' casi loro. Hanno il matrimonio senza pericolo d'adulterio, provedendosi le donne, oltre al marito, a volontà loro liberamente: e' figliuoli che nascono in casa non ere dono, ma i figliuoli delle sorelle sono gli eredi. Di questa casta de' nairi sono i re, de' quali ce ne sono in grande abondanza, che ogni quattro palme hanno un re; e già anticamente dicono che era signore di tutto questo Malabar il re di Calicut, detto Zamorino, che vuol dire imperadore, uno de' quali dicono essere stato quel re negro che andò a offrire a Nostro Signore; e antiveggendo che non tornerebbe vivo, dicono che dispensò tutto il suo Stato alla gente che era nella sua corte: ma mi pare che questo sia falso, dicendo l'Evangelista che i detti re si tornarono nelle terre loro. Fra questi naturali sono molti cristiani di setta antica fatti dall'apostolo San Tommaso che venne qua a predicare, già declinati a molte eresie, almeno considerando il rito romano, che forse è venuto in gran parte dal non avere penetrato qua le riforme de' concili, né eziandio di quelli che si celebrarono nella Grecia, il rito della qual Chiesa seguono oggi ancora, essendo provisto il prelato loro, che ha titolo d'Arcivescovo, dal patriarca antiocheno. (…).